mercoledì 16 novembre 2016

Il ritorno dell'Antropocentrismo


Cari amici, fratelli nel Tutto.

Oggi ancora torno a ribadire questo concetto: non esiste nemico peggiore per l’uomo se non l’uomo stesso. Nell’Antropocentrismo questo mondo è nato, ed in esso è destinato a perire. Quanto è difficile far capire alle persone la sottile e fatale insidia che comporta questo atteggiamento...
Ancora ad oggi c’è chi continua a sostenere la superiorità e la priorità dell’uomo sul resto della creazione. Si ragiona ancora per stereotipi soggettivi nonostante la scienza stia dando sempre più prova del contrario.

“Le piante sono esseri inanimati privi di sentimenti o di coscienza” 
“Gli animali sono solo istinto, incapaci di provare emozioni o sentimenti”
“La Terra è stata creata per l’uomo affinché esso la domini e ne tragga giovamento”.... 

Queste e molte altre idiozie sono costretto a sentire ogni qualvolta cerco di aprire gli occhi alle persone riguardo ai danni che questo pensiero ha generato in passato, che sta generando tutt’ora e che ancora genererà se non facciamo nulla per fermare tutto questo. L’uomo continua a giudicare la Natura secondo le sue aspettative, secondo i propri desideri. Ma se ci si fossilizza sulle proprie aspettative e sui propri desideri non si aprirà mai il proprio cuore alla verità.

L’uomo vorrebbe vivere per sempre, essere immortale. Non sperimentare mai la malattia o la sofferenza, sua o dei propri cari. Sono tutti desideri leciti... ma diventano pericolosi quando si diviene determinati nell’inseguirli, semplicemente perché tali desideri vanno contro l’ordine naturale delle cose. Andare contro l’ordine naturale delle cose significa andare contro il Tutto stesso. E’ qui che si crea la frattura, la spaccatura, la separazione. E’ qui che avviene la disobbedienza, quella stessa disobbedienza che è raccontata nella metafora dell’Eden.
Più l’essere umano si allontana dal Tutto e più priva sé stesso dell’Albero della Vita. “Polvere sei, e polvere ritornerai” ... queste parole risuonano nella mia mente tutte le volte che guardo una città dall’alto, o quando osservo distaccatamente la vita frenetica che homo sapiens ha scelto. I cristiani pensano che queste parole siano una maledizione. Nulla di più errato. Queste parole servono all’uomo per ricordare qual’è il suo posto. Servono a ricordarci le nostre origini.
Non ci pensiamo spesso, ma infondo siamo proprio questo: polvere sbattuta dal vento, sabbia che scivola fra le dune di un deserto. Crediamo ingenuamente che ciò che stiamo vivendo durerà per sempre.
Ma la vita è questione di un soffio: oggi siamo qui e domani, chi lo sa? Ma nel frattempo noi continuiamo la nostra folle e superba corsa verso un mondo che non potrà mai essere, che non potrà mai coesistere con le leggi del Tutto. Nel tentativo di perseguire e di sperare nei nostri desideri ci allontaniamo senza accorgercene dalla fonte di ogni verità e sensatezza. Allontanarsi dal Tutto non può che avere conseguenze nefaste: l’uomo diviene estraneo a casa propria; inizia a vedere la natura come un qualcosa di oscuro e minaccioso; inizia ad avere paura dei suoi stessi fratelli. Paura della vita. Si inizia a sentire un vuoto dentro, un vuoto difficile da colmare. Con quante cose noi riempiamo questo vuoto! Quante!

Eppure ancora fatichiamo a comprendere che l’Amore è la chiave, la bussola, la strada che ci conduce al Tutto. Ma l’Amore non è soltanto un qualcosa che appartiene all’uomo. Non è quell’amore che lega un uomo ad una donna. L’Amore è ovunque e aspetta soltanto di potersi manifestare, aspetta che il nostro cuore si apra per poterlo accogliere. Ma il cuore dell’uomo è indurito e le porte sono ben serrate. Ah! Se l’uomo si lasciasse guidare dall’Amore, quante meraviglie potrebbe fare! Ma l’uomo ha paura, si rifugia nella propria ragione. Pensa soltanto ai propri interessi. Non si fa problemi a calpestare la vita, soltanto per tirare a campare un’altro giorno (senza sapere che così facendo in realtà se la sta accorciando, la vita). Siamo schiavi del mondo che abbiamo creato. Ricordate questa verità, custoditela nei vostri cuori! Ma non abbiate paura... la verità può far male a volte. Ma non può essere cambiata o rinnegata solo perché a noi fa comodo che sia così.
La società in cui viviamo soffoca l’Amore, ci costringe a fare cose che non vorremmo. A soccombere alle logiche del denaro e del potere, ad asservirci ad esse. Dobbiamo farlo, se vogliamo vivere e se vogliamo essere accettati in società. La tremenda meccanica del capitalismo che ci spinge sempre di più a guardare al mondo come a una perenne corsa all’efficienza, al progresso ed al profitto. Tutto è in funzione dell’essere umano e dei suoi bisogni. La cosa grave è che tutto ciò per le persone è “normale”, forse perché non conoscono altro modo di vivere all’infuori di quello che hanno avuto fin ora.

"Che cosa proponi?” mi chiedono. Io non ho la soluzione al problema... io ho il problema. Se avessi la soluzione non starei certo qui a scrivere tutte queste cose ma sarei là fuori a cambiare il mondo. La soluzione la troverà l’essere umano come specie, se vorrà. Io non ho il potere di fare nulla da solo, all'infuori di tentare di cambiare la mia vita. Il fatto comunque che non vi sia una soluzione concreta non significa per questo che si debba negare l’esistenza del problema o fare finta che esso non esista.
Il problema c’è, ed esiste. Ma la gente lo ignora. Forse perché è più comodo così infondo. Questa è la mia sacra missione: aiutare l’essere umano a ricordare. Ricordare ciò che è, ciò per cui è nato. Aiutarlo a ritrovare ciò che è andato perduto a causa dell’Antropocentrismo. Ah... se solo gli uomini capissero ciò che si stanno perdendo! Se solo assaggiassero un poco di quell’acqua che sgorga eternamente dal Tutto, un po’ di quell’acqua che io stesso ho bevuto. Solo così comprenderebbero di aver sete e di aver vissuto fin ora senz’acqua! Un’acqua in grado di placare ogni altra nostra sete.

L’antropocentrismo ci ha privati e continua a privarci di quest’acqua. Amare il Tutto significa fare la sua volontà, significa compiere ciò per cui siamo venuti al mondo e poi andarcene, per ritornare alla Fonte. Da lì proveniamo e lì torneremo. Ma il nostro essere qui ora non è un caso, non è il frutto della fatalità. Esiste uno scopo per cui siamo qui. Condividiamo questo scopo con il resto delle creature del cosmo. Non siamo migliori di loro e non godiamo di alcun diritto sopra di esse. Queste sono tutte falsità generate dall’Antropocentrismo.
Può forse un aquila considerare sé stessa superiore al resto del regno animale soltanto per la sua capacità di volare? Volare è ciò per cui essa è nata. Allo stesso modo l’uomo non può considerare sé stesso superiore per il semplice fatto di avere un cervello più grosso. Il cervello umano sta all’intelligenza così come le ali stanno alla capacità dell’aquila di volare.

L’Amore può anche questo: se vissuto in maniera profonda esso può spingerci ad amare anche il diverso, l’incomprensibile. Esso è l’unica cosa in grado di legarci agli animali, alle piante, alle montagne e ad ogni altra forza che permea questo universo e lo reitera. Esso ci mette in contatto con Dio stesso. E’ qui che avviene lo scambio, l’arricchimento. Esso ha il potere di renderci più che semplici uomini, più che semplice insieme di cellule, di ossa e di carne. Esso è ciò che permette all’uomo di divenire strumento nelle mani del Tutto. Solo così la Sua volontà può rendersi manifesta in questo mondo.
Uomo ricorda, allora: non guardare a te stesso come il fine della realtà, ma vedi te stesso come parte di essa, come uno strumento utile al raggiungimento di un fine ultimo, ancora per molti versi ignoto e misterioso. Non sentirti superiore a nulla, né allo scarafaggio, né alla formica; né al fiore che cogli nel campo, né al più maestoso degli alberi.

Tu sei Tu, e nient’altro. Siamo tutti qui per fare la nostra parte per poi svanire come la nebbia sospinta dal vento durante una giornata d’inverno. Polvere siamo... e polvere ritorneremo.

Ricorda questo, Homo sapiens, e il tuo passaggio su questa Terra non sarà stato invano.

3 commenti:

  1. Riflessione molto bella.
    Il rimedio all'antropocentrismo, è il Biocentrismo !
    Il rimedio, è l'abbandono dell'Antropocentrismo.

    Gianni Tiziano

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' proprio così come dici. Grazie Tiziano.

      Elimina

  2. Prova a descrivermi l'odore di una margherita, o prova a spiegare ad un cieco nato che aspetto ha il colore giallo. Ci riusciresti?
    Qualunque discorso tu potresti fare riguardo al profumo di una margherita o al colore giallo, le tue parole non riuscirebbero mai a cogliere alla perfezione l'essenza di tutto questo.

    Allo stesso modo io non posso rispondere a tutte le tue domande con assoluta certezza, perché non mi viene in mente nulla al momento che possa spiegare tutto questo, ed anche se mi venisse sono certo che non né riuscirei ...

    Ciao ,perdonami io sto entrando in punta di piedi qui, a causa di quel ....dover prendere provvedimenti dovuti alla mia insistenza..

    Non farlo ti prego, non hai motivo con me .

    Volevo solo dirti che questa tua risposta è davvero autentica e la condivido molto proprio per l'impossibilità di poter spiegare a qualcuno tutto ciò che hai descritto ,bisogna sentirla questa essenza..

    Grazie per ciò che scrivi e che hai scritto...infinitamente grazie..

    RispondiElimina

La moderazione dei commenti è attiva, quindi potrebbe volerci del tempo prima di vedere il vostro commento pubblicato. Siate pazienti e ricordatevi di attivare le notifiche.

o- Tutti possono commentare, anche in forma anonima. (sarebbe carino tuttavia firmarsi con un nick od un nominativo)
o- Non verranno pubblicati commenti provocatori e poco rispettosi del prossimo o commenti con contenuti di natura pubblicitaria.