venerdì 21 novembre 2014

Masanobu Fukuoka e l'agricoltura del non fare.


Oggi voglio dedicare questo post a una persona davvero speciale: Masanobu Fukuoka, il pionere di quella che oggi viene chiamata "agricoltura naturale" o agricoltura "del non fare".
Sebbene egli si è sempre definito una "persona normale", Fukuoka ha decisamente lasciato il segno nella vita di coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di imparare da lui.
Ma chi era davvero Masanobu Fukuoka? E in cosa consiste questa agricoltura del "non fare"?


Masanobu Fukuoka ha vissuto una vita normalissima ed ha trascorso la sua giovinezza come un qualunque altro giovane della sua età... fra studio, lavoro e baldorie con gli amici.
Si è laureato in microbiologia ed ha lavorato per un certo tempo a Yokohama in cui ha svolto alcune ricerche nel campo della patologia vegetale.

"In ogni caso, ero un giovane molto occupato, molto fortunato, che passava le sue
giornate pieno di meraviglia davanti al mondo della natura che si rivelava attraverso
l'occhio del microscopio, colpito da come questo mondo minuscolo assomigliasse al
grande mondo dell'universo infinito. La sera, sia che fossi o meno innamorato, me ne
andavo in giro a giocare e divertirmi. Penso sia stata questa vita senza scopo
combinata con sovraffaticamento dal troppo lavoro che mi portò poi a momenti di
svenimento nel laboratorio delle ricerche."

(Tratto da: "La rivoluzione del filo di paglia", libro in cui Masanobu racconta se stesso e l'arte del lasciar fare alla natura.)

In quel periodo egli si ammalò di polmonite e iniziò a domandarsi che senso avesse la sua vita.
Ed è proprio allora che all'età di 25 anni iniziò a mettere in discussione tutti i preconcetti della scienza e della società in genere. Iniziò a rendersi conto che la vita che conduceva era vuota e priva di senso... ed è allora che la sua vita cambiò completamente.

"Alla fine venni dimesso dall'ospedale, ma non riuscii a liberarmi dalla depressione.
In che cosa avevo riposto la mia fiducia fino a quel momento? Ero stato
menefreghista e soddisfatto, ma qual'era la natura di quell'autocompiacimento? Mi
trovai in un tormento di dubbi sull'essenza della vita e della morte. Non riuscivo a
dormire, né ad applicarmi al mio lavoro. Vagavo di notte sulla scogliera e lungo la
baia ma non riuscivo a trovare sollievo.
Una notte, mentre vagabondavo, caddi esausto su una collina davanti alla baia, e
finalmente mi assopii appoggiato al tronco di un grande albero. Restai là sdraiato,
nel dormiveglia, fino all'alba.
In una specie d'intontimento osservai la baia che aumentava di luminosità, guardando
l'alba pure in qualche modo senza vederla. Quando la brezza cominciò a soffiare da
sotto la scogliera, la bruma mattutina improvvisamente scomparve. Proprio in quel
momento apparve un airone notturno, lanciò un grido acuto, e volò via distante.
Sentii lo sbattere delle sue ali. In un attimo tutti i miei dubbi e la cupa foschia della
mia confusione svanirono. Tutto ciò che era stato mia ferma convinzione, tutto ciò su
cui mi ero di solito appoggiato venne spazzato via col vento. Sentii di aver capito
solo una cosa. Senza che ci pensassi, le parole mi uscirono dalla bocca: «In questo
mondo non c'è assolutamente nulla...». Ebbi la sensazione di non capire niente.
Potei riconoscere che tutte le concezioni a cui avevo aderito, la nozione stessa di
esistenza, erano vuoti artifici. Il mio spirito si fece leggero e chiaro. Mi misi a ballare
selvaggiamente per la gioia. Sentivo gli uccellini cantare negli alberi e vedevo le
onde distanti scintillare nel sole nascente. Le foglie danzavano verdi e brillanti.
Sentii che questo era un vero paradiso in terra. Tutto ciò che mi aveva dominato,
tutte le angosce, scomparvero come sogni e illusioni e una cosa che si potrebbe
chiamare «natura vera» se ne stette là davanti rivelata.
Penso che si potrebbe sicuramente dire che dall'esperienza di quel mattino la mia vita
cambiò completamente."



(Tratto da: "La rivoluzione del filo si paglia")


Così egli decise di rassegnare le proprie dimissioni, lasciare tutto ed andare a vivere in campagna. Egli era mosso dal desiderio di sperimentare quanto aveva intuito applicando la filosofia del "Mu", ovvero del nulla, del lasciar fare alla natura.

"Non sapevo se questa intuizione, cioè che ogni
comprensione e sforzo umano è senza importanza, fosse giusta o no; ma quando
analizzavo questi pensieri e cercavo di scacciarli, non riuscivo a trovare nulla in me
stesso che li contraddicesse.
Generalmente si pensa che non vi sia niente di meglio dell'intelligenza umana, che
gli uomini siano creature di speciale valore, e che le loro invenzioni e realizzazioni,
rispecchiate nella cultura e nella storia, siano da ammirare. È questo comunque che
di solito si crede.
Poiché il mio pensiero negava tutto ciò, non ero capace di trasmettere la mia
intuizione a nessuno. Finalmente decisi di dare un pubblico al mio modo di vedere,
cioè, di metterlo in pratica, e così verificare se la mia comprensione era giusta o
sbagliata. Spendere la vita sulla terra producendo riso e cereali invernali: questa fu la
linea su cui mi fissai."

(Tratto da: "La rivoluzione del filo di paglia")


Fu così che nacque l'agricoltura naturale. Fukuoka cercò in tutti i modi di limitare il più possibile l'intervento dell'uomo, basandosi su questi 4 principi:
  1. NON COLTIVARE: arare rovina il terreno, a lungo andare lo rende duro e povero. Inoltre l'aratura e le ripetute lavorazioni del suolo causano la morte dei microrganismi che abitano nei primi centimetri di spessore. Il terreno che vive secondo natura si lavora da solo: i lombrichi con i loro tunnel apportano ossigeno, l'erba e le piante da sovescio smuovono il terreno, alberi e arbusti scavano in profondità.
  2. NON CONCIMARE o FERTILIZZARE: in natura le piante nascono e crescono indipendentemente dall'intervento umano. A seconda delle qualità di un terreno si genera un complesso ecosistema in grado di ospitare vegetali e animali. Quello che l'uomo può fare è assecondare questa complessità, che genera automaticamente fertilità.
  3. NON SARCHIARE o DISERBARE: in natura non esistono "erbacce", ogni cosa ha una sua utilità e le erbacce non sono da meno. Moltissime erbe sono commestibili ed inoltre proteggono il suolo dall'erosione e dal dilavamento dei nutrimenti impedendo anche che si secchi trattenendo l'umidità con le loro radici e mantenendola costante.
  4. NON USARE PESTICIDI: non esistono "insetti nocivi", in natura vi è sempre un equilibrio e gli insetti che attaccano le piante sono tenuti sotto controllo dai rispettivi predatori. Usare pesticidi non fa altro che alterare ulteriormente questo equilibrio.
Seguendo questi semplici principi, assieme a numerose altre sue tecniche, Fukuoka riuscì a produrre una quantità di cibo ben superiore a quella prodotta normalmente dall'agricoltura convenzionale, senza danneggiare in alcun modo l'ecosistema circostante. Questo attrasse l'attenzione di alcuni studiosi occidentali che visitarono la sua fattoria per studiare il suo metodo di coltivazione.



"La strada che ho seguito, questa maniera naturale di coltivare che colpisce la
maggior parte della gente per la sua stranezza, da principio fu considerata una
reazione contro il progresso e l'indiscriminato sviluppo della scienza. Ma io non ho
fatto altro, stando a coltivare qua fuori in campagna, che cercare di mostrare che
l'umanità non sa nulla. Siccome il mondo si sta muovendo con un attivismo così
furioso nella direzione opposta, può sembrare che io sia caduto fuori dei tempi, ma
credo fermamente di aver seguito la strada più sensata.
Negli ultimi anni il numero di persone interessate all'agricoltura naturale è
aumentato notevolmente. Sembra che il limite dello sviluppo scientifico sia stato
raggiunto, si son cominciati ad avere dei cattivi presentimenti ed è venuta l'epoca
delle rivalutazioni. Cose che erano considerate primitive e arretrate ora
inaspettatamente ci si accorge che sono molto più avanti della scienza moderna."




Masanobu Fukuoka è morto il 16 agosto 2008.


3 commenti:

  1. Alessandro, è un articolo bellissimo.
    Questo essere umano, Fukuoka, ha agito in bel modo.
    Non solo ha pensato in modo positivo, buono, veritiero.
    Ha anche agito di conseguenza.
    E' stato coerente coi suoi pensieri.
    Perchè ha potuto farlo.
    Non tutti sono liberi per poterlo fare.
    Si pensi agli Africani che devono emigrare in Europa per poter sopravvivere.
    Hanno quella scelta : morire o emigrare.
    Fukuoka aveva più mezzi a disposizione.
    .----
    Fukuoka ha avuto una “illuminazione” (ricordo i tuoi bei posts sulla illuminazione).
    Lì, sulla duna di sabbia di fronte alla baia.
    La sua vita è cambiata, perchè ha avuto la forza di crederci, di credere in sé stesso, e l'amore e il rispetto verso sé stesso che gli dicevano di fare così anche se la scienza diceva cose molto differenti.
    Ha avuto tanto rispetto verso la Natura, tanta attenzione, larghe vedute, mancanza di chiusura mentale, osservando dentro il microscopio, un modo di fare “olistico”, non specialistico.
    La specializzazione deprime la nostra mente olistica.
    .----
    Il suo genio si è dimostrato in tante sue intuizioni, ed azioni, esperimenti.
    E' stata confermata la forza e la saggezza della Natura, e la ottusità di voler “dirigere la natura”.
    La saggezza di Fukuoka (perchè lo considero un Saggio) è stata di assecondare la Natura.
    .----
    Con ciò riconosco il genio e la saggezza di questo uomo.
    Egli ha dovuto fare così per seguire il proprio impulso di meraviglia ed ammirazione della Natura, ha scelto la strada che gli sembrava giusta.
    Ed era giusta.
    .----
    I pensieri di Fukuoka circa la Natura sono innati e tramandati di generazione in generazione nei “popoli Primitivi”.
    I popoli primitivi raccoglitori-cacciatori sono ancora più radicali di Fukuoka in quano non coltivano le piante, ma solo ne raccolgono i frutti, i tuberi, si curano con le erbe e gli animali, non allevano animali ma li lasciano sempre liberi e li uccidono solo al momento del bisogno.
    Gli animali che catturano per compagnia, li tengono con loro per un piccolo periodo per fare la loro conoscenza e poi li liberano nella Natura.
    .----
    Mi piacerebbe leggere il libro di Fukuoka, che penso sia meraviglioso.
    Ti ringrazio, Alessandro, per avermi fatto conoscere un poco questo saggio uomo.
    Con la tua consueta chiarezza, concisione, precisione ed acutezza.

    Ciao e buona giornata.
    Tiziano

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te Tiziano per il tuo intervento.

      Ho messo un link nel post del libro completo "La rivoluzione del filo di paglia", ti dovrebbe aprire il file in pdf. Non so se si riesce a leggere, ce l'ho su google drive. Fatemi sapere se apre il link.

      Elimina

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