venerdì 24 novembre 2017

Le origini dell'uomo: siamo tutti ibridi?



Questo post nasce ed è inteso come un ulteriore aggiornamento e continuazione del post: "Chi ha detto che le razze umane non esistono?" ed è indirettamente connesso con il post "Quando l'uomo era piccolo come un topo"
Se avete avuto modo di leggere il primo post, l'aspetto che più è emerso dai commenti dei visitatori è l'ibridazione fra le specie diverse. Ci si domandava come fosse possibile l'unione fra Neanderthal e Sapiens in quanto specie diverse. Poi c'è stata un po' di confusione fra il concetto di "razza" e quello di "specie". Ma non è di questo che voglio parlare qui.
Alcuni utenti hanno evidenziato il fatto che l'ibridazione fra specie diverse da origine ad individui incapaci di procreare. A quel tempo non avevo le conoscenze adatte e quindi non ho saputo rispondere ai dubbi sollevati, dubbi che persistevano anche nella mente e a cui non riuscivo a dare una risposta sensata e che potesse essere avvalorata scientificamente.
Qualche giorno fa ho avuto modo di guardare un documentario trasmesso per la prima volta nel 2015 e intitolato "First Peoples" (I primi uomini). Il documentario mi ha offerto degli spunti di riflessione molto interessanti, spunti che ho scelto di condividere con voi se avrete la pazienza e la voglia di seguirmi in questo piccolo viaggio alla (ri-)scoperta delle nostre origini.





L'ibridazione fra due animali di specie diversa è possibile senza "effetti collaterali"


Non solo l'ibridazione è possibile fra specie diverse, ma in certi casi lo è persino fra esseri viventi classificati come generi diversi.
Verso la fine degli anni '90 venne pubblicata una ricerca riguardante l'ibridazione osservata in natura fra il Babbuino Gelada (Theropithecus gelada) e l'Amadriade (Papio hamadryas).
In questa ricerca si evidenziava il fatto che i figli nati da tali unioni presentavano caratteristiche intermedie fra i due genitori ed erano di dimensioni più grandi, tuttavia essi non manifestavano molte delle caratteristiche specifiche che invece i genitori possedevano.
Altre osservazioni compiute su specie di babbuini con il colore delle natiche diverso (blu e rosso) dimostrarono che alcune caratteristiche (come il colore delle natiche, per l'appunto) potevano essere ereditate dai figli ibridi come potevano non esserlo. Si avevano quindi figli somiglianti quasi in tutto al babbuino con le natiche rosse, con l'unica eccezione che le natiche erano blu. E viceversa.

Si è verificata la stessa cosa nel Lago Vittoria. I Ciclidi discendono tutti da un antenato comune ed hanno un complesso sistema di accoppiamento, la femmina si basa sulla scelta del colore per individuare i maschi della sua stessa specie. Esiste un' ampia gamma di forme e di colori.
Questo ha sempre impedito che i ciclidi si ibridassero fra loro. Tuttavia recentemente le acque del lago sono diventate più torbide in alcune zone a causa dell'attività umana. Questo ha reso i pesci indistinguibili fra loro e a favorito l'ibridazione fra femmine e maschi di specie diverse di ciclidi.
Le osservazioni compiute hanno dimostrato che l'ibridazione nei ciclidi ha portato la popolazione ad assomigliarsi e ha reso il loro tipico colore sempre più opaco e sbiadito.
(Seehausen et al. 1997)

Come non citare poi il Cane domestico (canis familiaris) ed il Lupo (canis lupus). E' forse uno dei casi più documentati e conosciuti. Cane e lupo sono due specie completamente diverse, tuttavia possono generare prole fertile e proprio questi ibridi cane-lupo sono diventati tristemente famosi per la loro spavalderia e aggressività. Infatti non considerano l'uomo come una minaccia (familiarità ereditata dal cane) e non si fanno problemi ad avvicinarsi a case e fattorie, attaccando le greggi.
Questi ibridi hanno perso anche la bravura del lupo nella caccia, infatti sfiniscono la loro preda sbranandola quando questa è ancora viva, cosa che il vero lupo non farebbe in quanto la sua tecnica di caccia consiste nell'abbattere la preda rapidamente, colpendola in specifici punti strategici.
Alcune analisi fatte sul lupo siberiano evidenziarono la presenza di DNA di cane domestico, testimonianza questa dell'avvenuto incontro fra le due specie.

Vennero anche fatti esperimenti in laboratorio incrociando fra loro diverse specie di ratto. Il risultato fu molto simile a ciò che accade con gli altri animali in natura.
I ratti ibridi manifestavano caratteristiche intermedie, dimensioni più grandi e presentavano anche caratteristiche nuove, che non erano riscontrabili nei genitori. C'era la tendenza però a perdere tutte quelle caratteristiche peculiari delle due specie genitrici.
A mutare era soprattutto la struttura del cranio che poteva essere più schiacciata o più allungata o più arrotondata rispetto a quella dei genitori.

In seguito ad esami più approfonditi, gli scienziati giunsero alla conclusione che l'ibridazione fra specie diverse è possibile e genera prole fertile a condizione però che le due specie discendano da un antenato comune datato a non più di 2-3 milioni di anni prima e che quindi siano strettamente imparentate fra loro.
Da un antenato comune si possono avere più "rami", quindi più specie diverse. Occorre poi un determinato tempo di isolamento (superiore ai 2 milioni di anni) affinché il genoma di tali specie diventi sempre più diverso e incompatibile a causa delle mutazioni ambientali e/o circostanziali.
Sembra tanto, ma 2 milioni di anni sono una sciocchezza a livello geologico. E' un tempo relativamente breve.

La definizione biologica di "specie" è molto rigida e implica il concetto che "se due animali non possono accoppiarsi fra loro appartengono allora a due specie diverse". Ma i dati smentiscono ampiamente questa concezione proprio quando si pensava che tutto potesse essere catalogato e collocato alla perfezione in un preciso quadro concettuale.
C'è di vero comunque che molte unioni incrociate producono prole non-fertile o in alcuni casi vi è addirittura la morte del feto o della prole, tanto più le ibridazioni avvenute in cattività o in laboratorio.
Ma ora possiamo affermare che questo non accade sempre. Ci sono molti casi in natura di ibridazioni spontanee e che generano prole sana e fertile.
L'ibridazione è una spiegazione molto plausibile alla velocità con cui alcuni animali sono mutati rispetto ad altri. Uomo compreso.
L'ibridazione potrebbe essere in realtà un enorme fattore evolutivo, più rapido ed efficace della cosiddetta "mutazione casuale" teorizzata da Darwin.

Se l'ibridazione fra animali è possibile, questo significa che anche per l'uomo è stato così.


Immaginate ora di poter viaggiare avanti e indietro nel tempo. Alla luce di quanto detto sopra, teoricamente potremmo viaggiare avanti nel tempo di 2 milioni di anni e incontrare degli esseri umani del futuro.
Ammesso che la specie umana sia sopravvissuta così tanto, ciò che vedremmo non sarebbe più lontanamente riconducibile al tipico essere umano a cui siamo abituati. Infatti 2 milioni di anni cambierebbero la fisionomia umana in modo abissale. Stenteremmo a riconoscerci.
Eppure sempre a livello teorico, potremmo conoscere una donna del futuro e generare con lei della prole fertile. Anche se il nostro aspetto sarebbe completamente diverso, a livello mitocondriale e cromosomico saremmo ancora compatibili.
La stessa cosa potremmo fare se andassimo indietro nel tempo e ci accoppiassimo con un ominide vissuto 1 milione di anni fa.

Ci sono testimonianze e reperti fossili che dimostrano che in realtà Homo sapiens si è accoppiato con altre specie di Homo più arcaiche, in un remoto passato.
E le testimonianze di questi "incroci" le abbiamo proprio a partire dai teschi, dagli utensili e dalle porzioni di cranio rinvenute in parti completamente diverse dell'Africa, del Medio Oriente e dell'Europa.
In origine gli homo arcaici avevano un teschio piuttosto allungato, zigomi pronunciati e varie altre caratteristiche che rendevano il loro aspetto un po' più "grezzo" e "scimmiesco".
Queste caratteristiche sono andate via via scomparendo nell'Homo sapiens che in qualche modo ha "assimilato" alcune caratteristiche intermedie tipiche delle altre specie con cui si è mescolato.
Le ibridazioni hanno generato individui con teschi mutati nelle dimensioni e nelle caratteristiche facciali, esattamente come è successo in laboratorio con i ratti.

Homo sapiens ha avuto origine contemporaneamente in più luoghi diversi dell'Africa.


Osservazioni recenti hanno portato gli studiosi a pensare che in realtà non esiste alcuna "culla dell'umanità": non esiste quindi alcun Adamo cromosomico, nè alcuna Eva mitocondriale.
La specie Homo sapiens è comparsa molto prima di quanto si pensi, il più antico teschio riconducibile a Homo sapiens (Omo-1) è stato datato con il metodo dell'Argon a circa 200.000 anni fa. Siamo molto più antichi di quanto pensassimo.

Altri teschi, con datazioni simili o di poco più recenti, sono stati rinvenuti in tutta l'Africa e questo fa supporre che in realtà Homo sapiens si sia sviluppato a partire da più "focolai" diversi.
A supporto di questa tesi c'è il fatto che tutti questi teschi presentavano caratteristiche comuni seppur con leggere variazioni nella fisionomia facciale.
Probabilmente ciò che noi cataloghiamo come "Homo sapiens" in realtà non è altro che il frutto dell'ibridazione di altre specie di Homo "antiche", vissute in precedenza.
Ibridazioni diverse che si sono incontrate e ibridate di nuovo a loro volta, dando origine a teschi sempre più diversi e mutati nelle caratteristiche.

Homo sapiens ha viaggiato e si è spostato così tanto che chissà quanti altri Homo ha incontrato sul suo cammino, quanti incroci si sono verificati... e quanti incroci di incroci.
Il più famoso e dibattuto di tutti è senz'altro quello con l'uomo di Neanderthal.














L'incontro con i Neanderthal


Il recente ritrovamento di una porzione di cranio in Israele, nella grotta di Manot (2013), farebbe presumere che Homo Sapiens e Neanderthal si siano mescolati per la prima volta circa 60.000 anni fa in quella precisa regione del pianeta.
Il primo "contatto" non è avvenuto quindi in Europa, ma bensì nel cosiddetto "corridoio levitico", che collega l'Africa all'Europa e all'Asia.
I Neanderthal per qualche motivo si sono spinti a Sud mentre proprio nello stesso periodo i Sapiens si spostavano verso Nord.
L'uomo di Manot sarebbe quindi uno degli ibridi più antichi rinvenuti che testimoniamo le unioni fra le due diverse specie umane.

Altri ritrovamenti più datati, sparsi in tutta Europa, avevano portato alla luce teschi con caratteristiche intermedie fra Neanderthal e Sapiens.
In particolare fu trovato nel 1957 anche un frammento di mandibola a Riparo Mezzena, in Italia.
In un primo momento si pensò di avere a che fare con una mandibola di Neanderthal, ma in seguitò si comprese che tale mandibola potesse essere collegata a Homo sapiens.
La mandibola aveva un primo accenno di mento (totalmente assente nei Neanderthal), questo portò gli studiosi a pensare che quella fosse una prova dell'avvenuta ibridazione.

Alla luce di tutto ciò, alcune persone in ambiente accademico iniziano a pensare che in realtà i Neanderthal non si sono estinti perché sopraffatti dalla competizione con i Sapiens, ma bensì si sono mescolati con essi a tal punto da dissolversi completamente. Si pensa che i Sapiens abbiano "assorbito" i Neanderthal e che questi siano andati lentamente a scomparire in favore dei nuovi ibridi generati dalle unioni fra questi due Homo.
La prova di questo è che ogni persona sul pianeta presenta una percentuale variabile da 1 a 4% di DNA di Neanderthal. Siamo tutti i discendenti di tali unioni, avvenute fra i 60.000 e i 30.000 anni fa.
Tutti ad eccezione delle popolazioni native Africane, in cui non vi è traccia di DNA Neanderthal. La popolazione Africana stessa presenta in realtà delle significative variazioni da un etnia all'altra, seppure il loro genoma è riconducibile a quello dei primi sapiens comparsi sulla terra.
Nella tribù dei Pigmei, ad esempio, sono state rinvenute tracce di DNA antichissime, attribuibili ai primi Homo comparsi sulla terra. In altre ancora ci sono addirittura delle tracce di DNA appartenute ad una specie di ominide vissuto sulla terra molto prima del primo Homo.

Conclusioni


L'uomo è da sempre stato mosso da un'insaziabile curiosità. Curiosità che lo ha portato a spingersi sempre oltre, a valicare ogni monte, ad attraversare fiumi, a camminare per chilometri sotto il sole cocente.
L'ibridazione è forse un evento raro nel resto del regno animale, infatti esistono da sempre fattori naturali specifici che impediscono alle specie di "incontrarsi". Fattori che hanno separato le specie le une dalle altre.
Da un unico animale hanno avuto origine innumerevoli specie diverse, ognuna con il suo cammino e le sue scelte, ognuna con il suo destino.
Ma, nonostante questo, ci sono strade che si sono incrociate più volte di quanto si pensi. Incroci da cui sono nati nuovi cammini, nuove scelte, un nuovo destino.
La storia dell'uomo non è stato certo un cammino "dritto", una linea retta tracciata nella grande tavola dell'Evoluzione. I rami del nostro albero non sono ben distesi e distinti, ma anzi hanno fin da subito intrecciato i loro rami, si sono uniti e poi separati di nuovo in una primordiale danza che ci ha portato a ciò che siamo oggi. Nel bene e nel male.



4 commenti:

  1. Acho que é entre o mais importante informação para mim.

    E sou que bom ler seu artigo. Mas deve observação na alguns coisas em geral, o local estilo é
    grande , os artigos é realmente excelente : D. bom
    trabalho, felicidades

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  2. Saudações! Muito útil dentro deste artigo !
    É o muda pouco isso faz o maior mudanças.
    Obrigado por compartilhar!

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  3. I concetti di specie e di razza sono invenzioni umane. Importante è riconoscere che la Vita è unica. Ci sono sempre mescolanze: anche il cane non è "derivato dal lupo" ma da un misto di esseri provenienti sia dal lupo sia dallo sciacallo dorato (Konrad Lorenz). Giustamente si dice nell'articolo che tutti i "rami" sono intrecciati. Ricordo di aver letto su un quotidiano degno di fede, una quarantina di anni fa, che uno scienziato aveva ottenuto una fecondazione in vitro fra un gamete umano e uno di scimpanzè: si era sviluppato un embrione, vissuto poche ore, o pochi giorni. Nessuno ne ha più parlato. Forse l'Occidente non poteva sopportare una notizia simile.

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